Le balle di Parigi sullo stragista

Ricordate il caso di Mohammed Merah? Sembra passato un secolo da marzo, quando il giovane francese di al Qaida uccise sette persone nella zona di Tolosa e poi morì sotto i proiettili della polizia nel suo appartamento. Il governo francese spiegò che si trattava di un evento eccezionale e imprevedibile, che Merah era un “lupo solitario” che si era “autoradicalizzato guardando video su Internet”. Impossibile prenderlo prima. Alla polizia, che lo aveva scovato in soli dieci giorni, arrivarono i complimenti del ministro dell’Interno. Siamo arrivati a lui da una traccia lasciata sul Web durante l’acquisto dello scooter usato nei suoi attacchi, dissero gli agenti. Puro metodo investigativo, si lasciò intendere.
10 AGO 20
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Ricordate il caso di Mohammed Merah? Sembra passato un secolo da marzo, quando il giovane francese di al Qaida uccise sette persone nella zona di Tolosa e poi morì sotto i proiettili della polizia nel suo appartamento. Il governo francese spiegò che si trattava di un evento eccezionale e imprevedibile, che Merah era un “lupo solitario” che si era “autoradicalizzato guardando video su Internet”. Impossibile prenderlo prima. Alla polizia, che lo aveva scovato in soli dieci giorni, arrivarono i complimenti del ministro dell’Interno. Siamo arrivati a lui da una traccia lasciata sul Web durante l’acquisto dello scooter usato nei suoi attacchi, dissero gli agenti. Puro metodo investigativo, si lasciò intendere.
Sono passati poco più di cinque mesi. Si è scoperto quasi subito che Merah aveva viaggiato nelle zone a più alta densità di terroristi del pianeta, dall’Iraq al Pakistan all’Afghanistan, e che i servizi segreti francesi lo sapevano perfettamente, perché lo tenevano sotto osservazione. Si è scoperto che Merah era in contatto telefonico con i servizi francesi e che aveva incontrato alcuni loro agenti. Si è scoperto che il fratello maggiore era tenuto d’occhio dal 2007 perché coinvolto in un network che mandava jihadisti in Iraq. Si è scoperto che i servizi segreti francesi hanno avvertito la rappresentanza diplomatica indiana di Parigi che Merah intendeva colpire l’ambasciatore, nell’ottobre 2011, sei mesi prima degli attentati di Tolosa. Ora si scopre che anche la sorella di Merah, Souad, era tenuta sotto osservazione dall’intelligence di Parigi perché “adepta dell’islam radicale”, dal marzo 2010. E’ scritto nei documenti che i servizi francesi hanno consegnato ai giudici per il processo e che sono stati desecretati (la stampa francese ne sta dando notizia a spizzichi e bocconi). Il governo ha fatto credere che prendere Merah sia stato difficile come trovare il proverbiale ago nel pagliaio. In realtà abitava a tre chilometri dalla scuola ebraica dove fece irruzione sparando e i servizi segreti lo conoscevano benissimo. Perché non lo hanno preso subito? Forse perché da tempo stavano lavorando per farne un perfetto informatore dentro il terrorismo islamico francese, prima che “impazzisse”?